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Il "playboy Key Club" di Chicago

In America subito dopo Kennedy, Rockfeller e i giocatori di base-ball, l’uomo di cui si parla di più e con più entusiasmo è Hug M. Hefner.
Ha trentasei anni e venti milioni di dollari. Dieci anni fa di anni ne aveva ventisei e di dollari seicento.
La chiave del suo successo? L’aver fondato una rivista che pubblica alcuni nudi di belle ragazze condita però con testi importanti, racconti di grosse firme, cartoni umoristici. Gli americani così non si sentono in colpa comprandola: oltre alle donne nude c’è anche da leggere. “Play boy” infatti, questa è la rivista, è oggi uno dei giornali più diffusi del mondo e il signor Hefner oltre ad esserne il direttore è anche l’editore.
Cominciò nel 1952 quando redattore di “Esquire” Hefner guadagnava sessanta dollari la settimana. A Chicago aveva parecchi amici e qualche progetto. Quell’anno però la rivista “Esquire” si trasferiva da Chicago a New York e al signor Hefner, per il trasferimento, veniva offerto un aumento di stipendio di venti dollari settimanali.
Rifiutò chiedendone cinque in più. Rifiutarono di darglieli e così per via dei cinque dollari il signor Hefner lasciò la rivista e rimase a Chicago dove 6 mesi dopo usciva il primo numero di “Play boy”.
“Una rivista fatta per gente giovane, con mente aperta e spregiudicata”. Questo lo sloga. Chi non ha voglia di sentirsi giovane, spregiudicato e con mente aperta? Tutti i pensionati del mondo sono disposti a dichiarare di avere uno spirito goliardico. Il successo è pieno e di settimana in settimana aumenta sempre di più. Il primo nudo che “Play boy” pubblica è quello di Marilyn Monroe e oggi, in America, quel numero della rivista a chi riesce ancora a trovarlo si fa pagare duecento dollari. Oggi la rivista ha un tale successo in America che oltre ad aver imposto uno stile play boy, ha creato addirittura l’eleganza play boy, la musi play boy e scarpe-capelli-camicie-profumi-biancheria play boy.
Ma il successo di una rivista non basta al mago della psicologia americana, vuole farne qualcosa di più. E nel 1959 Hefner apre a Chicago il primo “Play boy Key Club”. In apparenza è come tutti gli altri club d’America, ma nella realtà invece il “Play boy Key Club” funziona diversamente. Ci sono intanto le Bunny, giovanissime cameriere in pagliaccetti attillatissimi, con i seni accuratamente scoperti, i polsini perfettamente inamidati a tutto punto sulle braccia nude, i colletti con la nocchetta e, sulla testa (questa davvero una raffinatezza del signor Hefner), le bunny portano orecchie di coniglio fatte di velluto: vere e proprie conigliette del dopolavoro americano. Al “Play boy Key Club” poi non si paga nulla in contanti. Per esservi quindi ammesso bisogna avere un conto corrente bancario e per la convenzione sulle credit cards il conto non può essere inferiore ai diecimila dollari.
Il “Play boy Key Club” di Chicago ha oggi più di venticinquemila iscritti, che pagano dai 25 ai 50 dollari l’anno di iscrizione.
Dal 1959 a oggi, il signor Hefner ha fondato altri club nelle più importanti città d’America, come Saint-Louis, Los Angeles, New York, Miami Florida. Di solito i vari “Play boy club”, occupano un intero edificio di tre o quattro piani: sale grandissime arredate con un senso di lusso fastoso, quasi hollywoodiano, o piccole sale buie dedicate agli amatori del bere, dove l’unica luce è data dalle grandi fotografie a colori delle ragazze nude pubblicate sulla rivista. Un piccolo regno per coloro che la spregiudicatezza della vita vogliono immaginarla. Centoventimila sono in tutti gli iscritti ai club di “Play boy”, centoventimila americani di intelligenza media e con qualche complesso che dopo la metropolitana, lo smog, gli ascensori diabolici, la freddezza dei capi-ufficio, gli isterismi delle mogli, vanno la sera a bere “un drink” al “club”, perché hanno la certezza che almeno lì, saranno trattati come uomini importantissimi e troveranno graziose fanciulle disposte ad ascoltare con un sorriso standard le confidenze di chi ha bevuto troppo whisky.

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Nicola Sansone

 

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